Quante volte nella storia è stata annunciata la morte del rock? Un'infinità.
Oggi a fare l'epitaffio funebre al rock è Repubblica che lancia sulle colonne del suo sito web un articolo molto interessante dal titolo inequivocabile. "Il grande silenzio del rock. Questa volta è finita davvero".
L'autore è Gino Castaldo un noto giornalista e critico musicale. Una voce autorevole insomma, che ricorda come il rock sia quasi sparito dalle classifiche musicali, dalle televisioni e dai più importanti premi musicali lasciando tutto lo spazio al pop commerciale.
L'interesse per il rock in realtà non è sparito. La gente continua ad amare e ad ascoltare le grandi band del passato che spesso si rivedono sulla scena (vedi ad esempio mostri sacri come Rolling Stones, Black Sabbath o Beach Boys). Quello che manca è il ricambio generazionale. Non che non ci siano band che fanno musica rock, ne escono di nuove in continuazione, ma nessuna lascia veramente il segno. Penso che l'unica grande band sorta negli anni 2000 siano i Muse (che ad essere pignoli si sono formati alla fine dei '90) e anche loro stanno scadendo sempre più nel pop/rock commerciale.
Non credo che il rock stia morendo, ma credo che si stia trasformando da genere popolare a genere di nicchia, come il jazz o il blues. Lo testimonia il fatto che le novità più interessanti del momento siano tutte band e artisti indipendenti, potremmo dire "underground", che suonano in locali anche molto piccoli. Ce ne sono diversi anche in Italia, i Ministri, gli Zen Circus, Mannarino, i Cyborgs, i Bud Spencer Blues Explosion, tanto per fare qualche nome. Queste band fanno però fatica ad affermarsi nello spietato mondo del mercato discografico, ancge percè è cambiato il modo di fruire della musica. Il web e i lettori mp3 portatili hanno cambiato le abitudini. Oggi difficilmente si ascolta un album intero, si preferisce una playlist di vari artisti e le canzoni si vendono singolarmente, come iTunes insegna. Commercialmente quindi è meglio fare un singolo orecchiabile che si vende bene piuttosto che fare un buon album.
Anche i locali che fanno musica dal vivo hanno le loro colpe, perché spesso preferiscono chiamare cover band piuttosto che artisti "originali" perché magari attirano più persone e si sa, "business is business". Questo però uccide la creatività e trasforma buoni musicisti che potrebbero avere qualcosa di interessante da dire in semplici imitatori.
Insomma, tanto è il tormentone del momento, diciamolo anche noi. C'è crisi. Anche nel rock.
Noi che il rock lo amiamo continueremo a cercarlo e ad amarlo. E nel nostro piccolo qui ad RT Rock anche a farvelo ascoltare
Il rock è sempre stato un gradino sotto al pop come seguito, non si chiamerebbe pop altrimenti. La mancanza del rock, adesso, è il non saper accompagnare l'onda di protesta in corso. Il rock che amiamo adesso era la colonna sonora della rivoluzione culturale, era woodstock, tanto per capirci. Ora non c'è nulla in grado di accompagnarci, se non un po' di sfigatelli malinconici come gli smashing pumpkins ma molto più scarsi a suonare...
RispondiEliminaParole sante. Il rock negli anni '60 e '70 era la voce e la colonna sonora della protesta. Jimi Hendrix e John Lennon tanto per fare due nomi sono stati dei rivoluzionari non solo musicalmente parlando. La loro musica era un mezzo per unire idealmente i giovani di tutto il mondo nella protesta. Oggi chi dovrebbe farlo? I Kasabian? I Coldplay? I Nickelback?
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